L’anima e il cervello Parte III

Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem
Il fatto che un soggetto con danno cerebrale non manifestando più la stessa personalità di prima dell’insulto, significa, implica che l’anima non esiste e che il vero nocchiere del corpo è il cervello, è una conclusione che
1) è sconfessata da alcuni fatti;
2) richiede un ulteriore assunto: l’anima si esprime senza limiti (mentre molto sembra indicare il contrario)(5);
3) genera, proprio grazie a questo assunto, complicazioni che farebbero inorridire Occam e tanti altri.
Se, infatti, l’anima si esprimesse senza subire limiti, ciò imporrebbe che sono esistiti vari tipi di anima: rozze anime preadamitiche e più raffinate anime adamitiche o, per restare nell’ambito dell’antropologia scientifica, anime tipiche dell’Homo abilis, altre proprie dei neanderthal, altre che hanno caratterizzato gli erectus e infine quelle dei sapiens (con ciò presupponendo che australopitecine e paranthropus di anima non ne avessero neanche l’ombra!). Ma anche a voler arbitrariamente ipotizzare che solo Homo sapiens abbia un’anima, dovrebbero essere esistite anime di vari gradi di raffinatezza: rozzi spiriti calati nel corpo dei raccoglitori-cacciatori, anime più elevate nei più evoluti coltivatori fino ad arrivare alle anime, per ora – e nonostante tutto! – considerabili al top, calate nei corpi dei sapiens dei nostri tempi…Viceversa, l’altra ipotesi (l’anima c’è ma subisce le limitazioni del corpo) al di là di ogni altra considerazione religiosa, teologica o di fede, spiega gli stessi fatti, è in armonia con molto dell’osservato (anche quello al di fuori dai canoni della nostra attuale, negante scienza sperimentale) e non comporta la moltiplicazione di enti cosa che, invece, discende dall’altra. Nel mondo scientifico, quando a carico di una teoria, vengono accumulate evidenze come quelle dei punti 1, 2 e 3, normalmente essa viene abbandonata… Dunque si dovrebbe abbandonare quella presunta dimostrazione e, quindi, la conclusione con essa raggiunta, che l’anima non esiste(6). Chi volesse dimostrare ciò, deve cercarsi un’altra via. Se c’è.

Fiorentino Bevilacqua
1) Il ragionamento vale anche se l’anima viene vista come qualcosa che emerge dall’attività del cervello.
2) Questo ragionamento, oltretutto, ipotizza quanto meno per assurdo, che l’anima esista: non si può infatti negare l’esistenza di qualcosa che… non esiste.
3) Salimbene de Adam, qui https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/fra-salimbene-de-adam-cronista-medioevale-del-sacro-e-del-profano/
4) Se questo fosse un articolo destinato ad una prestigiosa rivista, alla fine di esso dovrei dichiarare gli eventuali conflitti di interesse (finanziatori ecc). A me questo non tocca, però, a differenza di quanto accade a chi scrive stando dalla parte della scienza come abitualmente la conosciamo, io sento il dovere di precisare che qualche bias io, anche io, come loro, potrei averlo. Sono infatti un cattolico.
5) Entrambe le posizioni, anche quella negante, assumono che l’anima esista: non si può confutare una cosa che non esiste, qualcosa nemmeno mai pensata da alcuno… Quella che nega però, ha bisogno di un secondo assunto che implica, però, l’ingombrante e poco gestibile complicazione del punto 3. Normalmente, quando questo accade, la via “complicata” viene abbandonata.
6) <<Il riduzionismo diventa molto spesso un modo per diminuire l’importanza di fenomeni ed esperienze che non si comprendono […] Che senso ha dire che certi fenomeni sono “solo” il frutto di una particolare attività del cervello quando, a pensarci bene, si può dire la stessa cosa di tutto ciò di cui possiamo avere esperienza e conoscenza?>> Che senso ha?… a mio parere ha il senso di una difesa dalla difficilmente gestibile complessità del reale, proteggendo così la fragile, inadatta psiche umana e passando, per fare ciò, attraverso la negazione di una profonda “biodiversità” umana anche nei processi percettivo-cognitivi (v. F. Bevilacqua, Elogio del Paranormale). Insomma, è come dire… un UFO, la Madre del Verbo, la Vergine della Rivelazione, un uomo che attraversa un muro li vediamo con gli occhi e il cervello, dunque possono anche essere delle false percezioni, mentre tutto il resto, un comò, una chiave inglese e una foglia di fico, per esempio, siccome li vediamo con l’alluce del piede destro (o altra parte del nostro corpo a scelta), sono reali. Umano, troppo umano… ma non giusto e sommamente non scientifico. (La citazione è tratta da Neuroteologia: dall’estasi agli UFO. Persinger e le basi neurofisiologiche delle esperienze mistiche e visionarie.
Di seguito un video a tema:
Articolo di Fiorentino Bevilacqua

