NON SOLO “AMICIZIA”: SONO NUMEROSI I CASI DI CONTATTISMO MASSIVO. VIDEO.
Per leggere la prima parte di questo articolo, clicca sul seguente link: Un contatto massivo durato vent’anni: il caso “Amicizia” e l’importante testimonianza di Gaspare De Lama

Nei molti anni dedicati alla ricerca ufologica, iniziata ben prima della diffusione di internet, ho sempre cercato il contatto diretto con i protagonisti o i testimoni delle varie vicende. Credo molto nel valore della testimonianza, in fondo tutta la storia umana è basata su di essa, esempio ne è il nostro Cristianesimo e la stessa vita del Cristo, che non potremmo conoscere senza i Vangeli scritti da chi lo ha seguito, e Lui stesso è stato testimone della verità del Padre. Coloro che hanno il coraggio di portare la propria testimonianza a favore della realtà dei fatti spesso si espongono al giudizio altrui, al pubblico ludibrio e purtroppo in molti casi anche alla perdita del lavoro, della famiglia e della dignità umana, spesso derisi, scherniti e vittime della gogna mediatica. Senza un valido o un egoico tornaconto personale non frequenti in ufologia, non reputo conveniente una testimonianza in tal senso se non per eventi reali. Ho conosciuto così molte persone che con grande coraggio hanno ripetuto per anni la stessa versione dei fatti senza mai contraddirsi, aggiungere o negare accadimenti o parti di essi, a volte lottando contro chi, con ogni mezzo, cercava di trarli in inganno. Quando guardi il seguente video, attiva i sottotitoli:
Certo, è più facile credere a fatti oggettivi, tangibili, così rari però in ufologia, mentre la soggettività nella testimonianza può includere nella narrazione interpretazioni personali non scevre da condizionamenti, preconcetti, o inganni della memoria dettati anche dalle emozioni del momento e quindi maggiormente soggetta allo scetticismo. Sono proprio le reazioni emotive del testimone che in genere forniscono ottimi elementi per la valutazione finale sull’attendibilità dei racconti, unitamente al linguaggio non verbale del corpo e all’analisi della coerenza tra il racconto stesso e la sfera emotiva. Questa mia propensione alla ricerca delle versioni rilasciate personalmente e direttamente dai protagonisti degli avvenimenti, mi ha portata a conoscere e supportare alcuni fatti o semplicemente ad allontanarmi rispettosamente da altri ritenuti meno credibili, ovviamente sulla base di esperienze e conoscenze personali soggette umanamente ad errori o cattive interpretazioni. A parer mio ogni ricercatore dovrebbe avere nella propria valigetta degli attrezzi una buona dose di curiosità, apertura mentale, obiettività, pazienza per verificarne fonti e fatti e, non ultima, tanta umiltà così da evitare opinioni personali non supportate da precisi riscontri. Nel caso “Amicizia”, studiato per anni, sono incappata in qualche “prova” o qualche foto forse discutibile ma non per questo inficiante il giudizio finale che per quanto mi riguarda è attestante la veridicità degli eventi raccontati. Tantissimo è stato detto sugli alieni appartenenti al popolo “Akrij” entrati in contatto con esseri umani nel 1956 e da questi soprannominati W56, dove 56 indicava l’anno di inizio della vicenda di contatto, mentre W stava per “doppia vittoria” in quanto gli Akrij usavano dire: “Quando vinci i tuoi nemici devi ancora ottenere un’altra vittoria, quella contro te stesso e il tuo orgoglio.” Grande la saggezza di queste parole che denota un’evoluzione di gran lunga superiore alla nostra, tant’è che non possedevano neppure un codice civile poiché sentivano dentro di sé la linea di condotta da adottare in ogni circostanza. Incapaci di fare del male non conoscevano la menzogna, non perdevano la calma, non parlavano mai ad alta voce, erano assai umili senza essere deboli, non conoscevano orgoglio e sulla loro bocca non mancava mai il sorriso.

Le loro donne erano molto belle ed emanavano una forte femminilità che esprimeva dolcezza ma non erotismo. Il contatto con loro era diffuso in Italia ma anche in Germania, Francia, Svizzera, Australia e Argentina e furono molti gli insegnamenti impartiti e che riguardavano varie materie tra cui filosofia, religione, biologia, fisica e ingegneria. Sinas, uno dei primi W56 entrati in contatto con noi ci diede questo suggerimento: “Questo è un punto critico della vostra storia, un punto di svolta nelle vostre tecnologie, ma a causa del vostro entusiasmo infantile correte il rischio di dimenticarvi dei valori morali. Sarebbe un guaio se questo succedesse, perchè tutto nasce dalla moralità, e tutto è fatto in sua funzione. Questo è il motivo per cui abbiamo avuto, e ancora abbiamo, problemi con la vostra gente del Medio Oriente, e anche voi vi accorgerete che quelle persone possono costituire un problema.” Parole a dir poco profetiche, pronunciate settant’anni fa ma più che mai attuali! I W56 possedevano un’enorme base sotto l’Italia centrale a grande profondità, che conteneva più che altro macchinari ed era punto strategico per le loro attività in tutta Europa, più altre piccole a profondità minori usate principalmente come residenze. Aprire o chiudere basi per loro era un processo semplice: schiacciavano su sé stessa la materia comprimendola su un lato ottenendo una parete traslucida con una elevatissima densità e un’incredibile resistenza. La struttura manteneva stabilità fino a che restavano attivi i campi usati per generarla, detto in modo semplicistico, bastava annullare questi campi e tutto immediatamente tornava allo stato precedente. Sul pianeta Terra da loro chiamato “Centro universale per la Redenzione” perchè ospita anime ancora in evoluzione, purtroppo si vivono molte sofferenze considerate dai W56 lezioni di vita per il miglioramento degli esseri umani. Ci incitavano a fare del bene, azioni del tutto gratuite che avrebbero potuto dare il via a un nuovo Rinascimento. Sostenevano che la nostra civiltà stava correndo verso la follia distruggendo l’ambiente, il verde, sostenendo una medicina che è pazzia assoluta e che in un futuro non lontano ci saremmo trovati a pagare le conseguenze dei nostri atteggiamenti, e per questo provavano molta tristezza per noi. Pur vivendo in uno dei pianeti più belli della nostra galassia, stupendo anche visto da lontano, gli esseri umani non ne sono consapevoli e per guardare solo al profitto distruggono la natura, la vegetazione, gli alberi che purificano l’atmosfera, che ci danno ioni e balsami. Insomma, gli Akrij non avevano una grande considerazione di noi, pur amandoci tantissimo.
La loro missione sulla Terra consisteva nel controllarci per evitare i disastri più terribili, senza però interferire, raccontarono che in un paio di occasioni dovettero intervenire per impedire una guerra atomica. Una curiosità: affermarono l’esistenza del Piccolo Popolo, Gnomi, Elfi e simili, dicendo: “Naturalmente essi esistono, ma si nascondono perchè hanno paura; sono alti 35-40 centimetri, sono molto simpatici, allegri, giocherelloni, sono un popolo semplice. Durante il Medio Evo essi si sentivano meno minacciati da voi, e quindi si vedevano più spesso di oggi. Sono del tutto innocui, ci sono anche degli alieni così piccoli.” Insomma, l’ennesima figuraccia…Questo scenario apparentemente costituito sulla cooperazione e l’aiuto reciproco, era in realtà continuamente minato dai CTR o Weiros, i cosiddetti “contrari”, automi fuori controllo, creature artificiali che avrebbero voluto conoscere come fare il salto finale per diventare come gli esseri umani o come i W56, colmando quella lacuna che li separava dalle razze naturali, per questo tentavano di studiarci e di fare esperimenti su di noi che neppure ce ne accorgevamo di vivere questo pericolo. Sui CTR non è stato detto tantissimo, automi che si sono evoluti partendo da una stella della costellazione del Centauro, non provavano emozioni, agivano senza alcuna moralità e senza scrupoli, disposti a tutto per i propri interessi. Si aggiravano di frequente nelle vicinanze di cimiteri, ospedali e luoghi di guerra per entrare in contatto con esseri morti di recente o con persone in agonia, per catturare quelle energie basse che sopravvivono alla morte fisica e che rimangono vicine al corpo per un certo tempo, in particolare quelle caratterizzate dalla bruta animalità. Con un’attrezzatura particolare fondevano poi queste energie creando un’entità vivente che i W56 avevano battezzato “Idra”.

I nostri amici erano in grado di tenere a bada le Idre, ma non di distruggerle; per fare questo occorreva la presenza di una decina di terrestri con notevole sangue freddo e una lunga catena di rame. Questa sfera verdognola e maleodorante con un diametro di qualche metro veniva accerchiata, colpita e con un urlo terrificante esplodeva venendo riassorbita dal terreno. Nel corso della diatriba tra W56 e CTR, sfociata in reali battaglie, ci furono morti da entrambe le parti e i W56 furono costretti a soccombere e a lasciare il nostro pianeta con la promessa di tornare all’inizio del nuovo millennio. I terrestri erano stati avvisati dai W56 che essi non ce l’avrebbero fatta a sconfiggere i CTR se tra gli umani coinvolti non fosse circolata l’Uredda, l’energia d’amore e di armonia di cui si servivano per il funzionamento delle loro attrezzature e delle loro basi. Così fu e terminò uno dei casi ufologici più lunghi e controversi sul quale non si può ancora apporre la parola fine. Sicuramente Amicizia è il caso di contatto massivo più conosciuto, ma ne sono accaduti altri anche se saliti agli onori della cronaca in tono minore. Tra questi ne possiamo annoverare alcuni tra cui: – George Adamski che inizialmente incontrò un venusiano ma che successivamente strinse relazioni con altri extraterrestri perfettamente integrati nella nostra società e irriconoscibili. Vivevano tranquillamente in mezzo a noi, guidavano l’automobile e portarono Adamsky più volte nello spazio, anche se i racconti, con le conoscenze di oggi, potrebbero essere contestabili. – Gli Ummiti da Wolf 424 (Costellazione della Vergine), captarono segnali terrestri in codice Morse e riuscirono a identificare l’ubicazione del nostro pianeta, a 14 anni luce dal loro. L’esplorazione del pianeta Terra durò appena 4 ore e si svolse a 54 chilometri al di sopra della cittadina svizzera di Montreux e, di ritorno sul loro pianeta, iniziarono approfondite analisi sul materiale raccolto, conoscendo così i nostri modi di vivere, i mezzi di locomozione, la biologia della razza umana e molto altro. Organizzarono quindi una nuova spedizione composta da tre astronavi lenticolari e giunsero nuovamente sulla Terra nel 1950 atterrando sulle Alpi della Bassa Provenza. Dapprima entrarono in contatto con un giovane pastore e successivamente, studiando bene le nostre abitudini, si spacciarono per medici e biologi interessati ad aprire un laboratorio in quella zona e un poco alla volta si inserirono nel nostro tessuto sociale. Il 1° Giugno 1967 a San Josè de Valderas centinaia di madrileni osservarono stupiti un enorme oggetto discoidale con una cupola trasparente nella parte superiore mentre sulla parte inferiore era ben visibile il simbolo di Ummo che simpaticamente molti testimoni identificarono in una sorta di lettera “M” maiuscola, evidentemente iniziale di “Marziani”. L’oggetto si fermò a mezz’aria, atterrò nei pressi di un ristorante e poi ripartì perdendosi in lontananza. Nella zona dell’atterraggio vennero rinvenuti alcuni tubetti contenenti uno o due foglietti di un materiale simile alla plastica, con impresso in rilievo il simbolo di Ummo.

Successivamente attraverso migliaia di lettere dattilografate e spedite a persone interessate al fenomeno UFO, gli ummiti si presentarono come membri di una civiltà extraterrestre in missione scientifica sulla Terra, e in molti casi descrissero anche il loro modo di vivere su Ummo e la storia del loro pianeta. Anche in Italia giunse una razza extraterrestre che si definì Ummita anche se con qualche differenza dagli omologhi spagnoli. Intraprese contatti, soprattutto telefonici, con vari italiani e anche su questa vicenda non è ancora possibile scrivere la parola fine, soprattutto dopo il famoso caso di contatto che coinvolse il Generale Pappalardo…– La Mision Rahma, fondata negli anni settanta dello scorso secolo in Perù, parecchio diffusa in Spagna e in Sudamerica, vede in Sixto Paz Wells uno dei suoi massimi esponenti e ha come obbiettivo la preparazione dell’umanità al contatto con Guide non terrestri molto evolute per facilitare il risveglio della coscienza sul nostro pianeta. – Ricardo Gonzalez Corpancho, una delle voci più ascoltate a livello mondiale sul fenomeno UFO, relatore in tantissimi convegni, organizza congressi internazionali e incontri di gruppo che uniscono scienza, spiritualità e mistero, durante i quali lui e altri partecipanti entrano in contatto con esseri provenienti principalmente da Alfa Centauri. In molti casi ha anticipato passaggi delle loro navi, testimoniati anche dal Dr. Michael Salla, pioniere del movimento “Exopolitica”, dall’investigatore canadese Grant Cameron, e dalla giornalista investigativa Paola Harris, che con lui ha vissuto un importante caso di contatto. Questi avvistamenti programmati hanno avuto una risonanza mondiale e i suoi libri vengono tradotti in varie lingue. Da alcuni anni nel deserto di Atacama e sui Pirenei organizza incontri di meditazione a favore dell’umanità e del pianeta, finalizzati al contatto con questi esseri molto evoluti. Puntualmente quanto annunciato si realizza e viene registrato, con il risultato che anche i tecnici più preparati si sono dovuti arrendere all’evidenza. – Steven Greer, medico e ufologo carismatico statunitense, fondatore dell’associazione privata senza scopo di lucro CSETI, ha redatto un “protocollo di contatto” che prevede l’utilizzo della meditazione all’aperto perchè sostiene che il contatto origina nella coscienza umana.

Il Dr. Greer guida in sessioni di meditazione profonda e in molti casi, durante queste meditazioni, sono stati avvistati globi luminosi e improvvisi bagliori, e ora aduna migliaia di persone con il medesimo intento. Il viaggio dentro di sé in un contesto di disagi e privazioni, come comportano i ritiri in territori impervi, aridi e selvaggi, è un percorso profondo, fatto di introspezione, speranze e timori, motivato per alcuni dalla curiosità, per altri dalla condivisione, per molti dall’opportunità di una crescita personale e di un contatto che consente di trovarsi a tu per tu con la propria coscienza, ciò che non ci è consentito nella vita frenetica di tutti i giorni, ma il comune denominatore è la speranza di contribuire a migliorare questo nostro pianeta ormai ridotto in condizioni disperate per mano dell’uomo e abbracciare quel senso di fratellanza e di pace tra i popoli terrestri e galattici, oltre ovviamente a vivere un’esperienza che possa contemplare l’avvistamento di oggetti volanti extraterrestri e, perchè no, l’incontro con i loro occupanti. “Non siamo soli. Il nostro destino, a mio avviso, è quello di entrare a far parte di una comunità planetaria.” Edgar Mitchell (ex astronauta, capitano dell’Apollo 14).
