Un contatto massivo durato vent’anni: il caso “Amicizia” e l’importante testimonianza di Gaspare De Lama. Video

Un contatto massivo durato vent’anni: il caso “Amicizia” e l’importante testimonianza di Gaspare De Lama. Video.

Articolo a cura della socia ricercatrice del CUFOM, Liala Graziano. Puoi leggere altri articoli di Liala cliccando QUI

Nell’aprile del 1956 tre amici, Bruno Sammaciccia, Giancarlo e Giulio entrarono in possesso di una pergamena trovata sul fondo di un vecchio baule, che riportava la mappa della Rocca Pia, il castello di Ascoli Piceno. Sentirono il bisogno di recarsi in quel luogo e lì incontrarono per la prima volta due esseri extraterrestri, uno alto circa due metri e mezzo e l’altro non più di un metro. Un fortissimo senso di amore pervase i tre amici che, rasserenati, ascoltarono il racconto incredibile di una missione sulla Terra in aiuto all’umanità. Questi esseri, presentatisi come Sinas e Sajù, parlavano in perfetto italiano rispondendo con gentilezza e competenza ad ogni domanda. Alle tre di notte i due gruppi si separarono con un abbraccio e l’intento di incontrarsi presto. E così fu, ci furono vari incontri e molti colloqui attraverso radioline appositamente preparate. Si trattava di esseri amorevoli, saggi e con una cultura molto vasta.

Contattismi di Massa, libro di Stefano Breccia
Contattismi di Massa, libro di Stefano Breccia. Libro che narra le vicende del caso Amicizia.

Successivamente i terrestri diventarono amici anche con Dimpietro, un gigante alto più di tre metri e dal cuore d’oro, conobbero Meredir e molti altri alieni. Venne deciso di chiamare questo gruppo di alieni con la sigla W56, il cui significato era Viva il ’56, anno del loro primo incontro, anche se il vero nome della loro razza era Akrij, mentre un’altra razza aliena che tentava di contrastare il lavoro dei W56 venne chiamata CTR, dall’italiano “contrari”. I W56 facevano parte di una Confederazione Galattica ed erano persone molto evolute e incapaci di malvagità. Purtroppo però spesso si verificavano veri e propri scontri armati nelle loro basi per far fronte alle incursioni dei CTR, entrambe le fazioni erano in possesso di armi notevoli, ma in più i W56 avevano una coscienza, mentre i loro avversari erano freddi e insensibili. Con i vari insegnamenti che i W56 impartirono ai terrestri in un’occasione spiegarono che il pianeta Terra era considerato il “Centro universale per la redenzione”, in quanto le anime che si incarnano su di esso sono quelle che ancora devono concludere la loro evoluzione. Per questo motivo ci sono tante sofferenze, ma al tempo stesso tanti grandiosi successi. Raccontarono anche che nelle galassie ci sono molti altri popoli ma che l’uomo è universale: da una razza all’altra si possono trovare piccole varianti, possono esserci persone molto alte ma anche molto basse, alcune con la pelle scura e altre con la pelle chiara, ma ogni civiltà è fatta di uomini. In alcuni pianeti ci sono animali che sembrano uomini, un po’ come le scimmie, ma tra un milione di anni le scimmie saranno ancora scimmie; la teoria secondo cui l’uomo è un’evoluzione delle scimmie è totalmente falsa. Dato che l’uomo è universale, tutti gli esseri respirano ossigeno e tutti i pianeti abitati hanno dell’ossigeno nell’atmosfera, anche se in diverse percentuali. Una volta Bruno chiese loro se avessero notizie circa il Piccolo Popolo, quelli che chiamiamo Elfi, Gnomi e simili. Risposero: “naturalmente essi esistono, ma si nascondono perchè hanno paura; sono alti 35-40 centimetri, sono molto simpatici, allegri e giocherelloni, parlando in generale sono un popolo molto semplice. Durante il Medio Evo essi si sentivano meno minacciati da voi, e quindi si vedevano più spesso rispetto a oggi. Sono del tutto innocui, esistono anche degli alieni così piccoli.”

Immagine 2. Foto di Liala Graziano, con Gaspare de Lama, un diretto interessato del Caso Amicizia
Immagine 2. Foto di Liala Graziano, con Gaspare de Lama, un diretto interessato del Caso Amicizia

I W56 in molte occasioni, su appuntamento, fecero assistere al passaggio delle loro navi, inoltre Bruno e Giancarlo vennero condotti all’interno della base posta al di sotto della Rocca Pia. Assistettero così allo svolgimento della vita e delle abitudini di circa duecento esseri, tra cui parecchi ragazzi impegnati nelle aule. I due terrestri rimasero stupefatti nel constatare i miracoli della loro tecnologia, nel comprendere il loro modo di pregare finalizzato alla creazione di energia psichica, per loro benefica. La religione per i W56 era alla base di tutto, vedevano Dio nel più piccolo degli insetti, sostenevano che l’universo fosse stato creato, e che Dio fosse in ogni sua parte. Spiegarono che la loro religione non è ricca di rituali come le nostre, per loro si trattava soprattutto di un sentimento profondo, che non ha bisogno di esteriorità. Eseguivano i loro riti tre volte all’anno e in casi eccezionali, sentendo la necessità di un supporto particolare. In queste circostanze si riunivano in cerchio intonando inni particolari, al centro del cerchio vi era una colonna di cristallo con una placca metallica all’interno che pian piano si sollevava. Quando raggiungeva una certa altezza essi cominciavano a chiedere a Dio ciò di cui sentivano il bisogno, allora la placca emetteva un lampo ricadendo all’interno della colonna terminando la preghiera.

FOTO 4. la Fortezza Pia ad Ascoli Piceno, il luogo in cui tre giovani pescaresi incontrarono per la prima volta due esseri extraterrestri, alti 3 metri e piccoli come bambini
Immagine 3, tratta dal libro Contattismi di Massa, di Stefano Breccia. La Fortezza Pia ad Ascoli Piceno, il luogo in cui tre giovani pescaresi Bruno Sammaciccia, Giancarlo e Giulio incontrarono per la prima volta due esseri extraterrestri, alti 3 metri e piccoli come bambini.

Nel 1957 vennero aperte nuove basi sotterranee in Lombardia e in Trentino, e la disputa con i CTR si fece ancora più intensa. Una notte nella campagna intorno a Montesilvano al passaggio dei terrestri comparve dal suolo un essere mostruoso e gigantesco chiamato Idra, descritto come un muro di catrame vivente, un’entità biologica semi-artificiale con un’aggressività potente, alta quanto un palazzo, che urlava violentemente sprigionando un forte odore di acido. I W56 avevano già suggerito ai nostri di dotarsi di una catena in rame per far fronte a possibili e subdoli attacchi dei CTR. In quell’occasione, telepaticamente, ordinarono di afferrare la catena e loro stessi la utilizzarono contro l’Idra abbattendola con un rumore secco. Si sentì un urlo fortissimo e l’Idra scomparve.

In più occasioni i W56 chiesero agli amici grandi quantità di cibo e vitamine consigliando di noleggiare un autocarro con rimorchio, caricarlo di cibo e frutta pugliese e farlo giungere a Pineto dove sarebbe stato scaricato in un attimo attraverso il teletrasporto mentre gli autisti, ignari di tutto, sorseggiavano un caffè volutamente distratti dai terrestri. Venivano poi regolarmente pagati attraverso denaro fornito dai W56. In alcune occasioni il pagamento avvenne con l’apporto di lingotti di platino che i terrestri vendettero a un grossista di metalli preziosi. Questi trasporti avvenivano un paio di volte al mese sempre con l’ormai sperimentata tattica.

Immagine 4 tratta dal libro Contattismi di Massa, di Stefano Breccia. Vediamo Bruno Sammaciccia e Giancarlo alla sua destra.
Immagine 4 tratta dal libro Contattismi di Massa, di Stefano Breccia. Vediamo Bruno Sammaciccia e Giancarlo alla sua destra.

Di tanto in tanto si univano al gruppo dei terrestri altre persone e vennero anche aperte nuove basi, una che sbucava in una villa sul lungomare di Pescara e un’altra in Australia mentre i rapporti procedevano meravigliosamente come al solito e gli insegnamenti impartiti dai W56 erano davvero tanti. Alla fine degli anni ’50 Bruno Sammaciccia si trasferì a Milano in zona San Siro, come previsto dai W56, e così iniziarono i fatti milanesi. Giancarlo lavorava a Roma e nei fine settimana raggiungeva Bruno a Milano. Una domenica vennero invitati a recarsi sul Lago di Como in un’antica villa del Palladio nella quale alcuni gradini scendevano al di sotto del livello dell’acqua del lago. Improvvisamente le acque di fronte a loro si aprirono e uscirono due W56 che consegnarono un elenco di cose di cui necessitavano e che Bruno e Giancarlo avrebbero dovuto portare loro. Al termine dell’incontro diedero a Bruno un piccolo oggetto, lungo una ventina di centimetri e largo circa quindici, che serviva per mantenere il contatto tra loro.

Nel primo periodo milanese si unirono al nostro gruppo parecchie figure di spicco, tra cui Gaspare, un altro Bruno, Emilio (soprannominato Seghé perchè era un uomo molto pratico e si presentava sempre con una tipica espressione milanese, “seghé da fà”, il cui significato è “cosa c’è da fare”), unico italiano del gruppo ad imparare la lingua e la scrittura dei W56.

All’inizio degli anni ’70 Bruno Sammaciccia ricevette la richiesta di costruire una grossa villa su una collina di Montesilvano, sia il progetto che la costruzione vennero realizzati sotto la guida dei W56. Vennero previste molte stanze riunioni, auditorium, studi privati e addirittura un piccolo osservatorio astronomico sul tetto e, naturalmente, particolari soluzioni tra le fondamenta per permettere ai W56 di entrare salendo direttamente dalla loro base. In questa villa, realizzata con  fondi misteriosamente forniti, vennero ospitate parecchie persone entrate in contatto con la storia di Amicizia. Giancarlo e Bruno ebbero l’occasione di visitare altre basi, tra cui una sotto ai monti Sibillini.

Immagine 5, tratta dal libro Contattismi di Massa di Stefano Breccia. Esempio di scrittura dei W56.
Immagine 5, tratta dal libro Contattismi di Massa di Stefano Breccia. Esempio di scrittura dei W56.

Tutto sembrava scorrere nel migliore dei modi ma nel frattempo i CTR continuarono a lavorare contro il piano, acquisendo il dominio su molte persone del gruppo terrestre che seminarono invidie e discordie. I W56 avvisarono varie volte dicendo: “Cari amici, ricordate che l’unità è forza, se voi lottate l’un l’altro, le forze avverse e i nostri nemici si avvantaggeranno, il vostro gruppo si disintegrerà e noi non potremo far nulla per impedirlo. Un gruppo è come un’entità vivente, e quando la coesione inizia a rompersi, i progetti che si stanno conseguendo svaniscono, ed allora non c’è nulla che noi possiamo fare. Quando le vostre difese sono indebolite, i nemici possono acquisire il controllo delle vostre menti, cambiare i vostri ricordi, ed anche la vostra volontà. L’unico modo per impedire ciò consiste nello stare uniti facendo scorrere una grande quantità di Uredda (l’amore e l’armonia generale), allora sarete in grado di proteggere  la vostra volontà e voi stessi. State insieme, altrimenti i sentimenti negativi prevarranno su voi stessi e sulla nostra storia comune.”

Nonostante gli sforzi di Bruno per tenere uniti i membri del gruppo, con scuse differenti in molti se ne andarono e le situazioni iniziarono a peggiorare. I CTR ebbero il sopravvento e i W56 non ebbero il tempo di organizzare una valida difesa.

La catastrofe finale colpì nel novembre del 1978 quando i CTR attaccarono i nostri amici, entrarono nelle loro basi e distrussero anche la più grande, quella che andava da Pescara ad Ancona  e dal centro dell’Adriatico verso l’Italia centrale. Bruno ascoltò via radio ciò che stava accadendo qualche chilometro al di sotto dei suoi piedi, le incomprensibili urla nella loro lingua e i rumori assordanti. Il suo mondo gli stava crollando addosso.

Immagine 6 dell'IA. Un ipotetico W56 che consiglia uno dei protagonisti della vicenda, di iscriversi al CUFOM
Immagine 6 dell’IA. Un ipotetico W56 che consiglia uno dei protagonisti della vicenda, di iscriversi al CUFOM e segnalare avvistamenti ufo

Le conseguenze sono documentate perchè per un paio di mesi le acque di tutto l’Adriatico centrale impazzirono, enormi ondate apparivano all’improvviso terrorizzando i pescatori che si rifiutavano di uscire in mare, così come la guardia costiera. Durante questo periodo ci furono centinaia di avvistamenti ufologici con molte notizie allarmanti su vari giornali.

La fase finale della battaglia durò otto giorni, la maggior parte dei W56 riuscì a scappare mentre un piccolo nucleo organizzò un’ultima difesa per permettere la fuga degli altri, ma la sconfitta fu totale, il dolore che causò fu tremendo e fu la fine del caso “Amicizia”.

Quanto sopra esposto è stato estratto dal libro “Contattismi di massa” di Stefano Breccia che acquistai nel 2008. L’affascinante storia del caso “Amicizia” mi portò a compiere varie ricerche e a conoscere per interposta persona Emilio (Seghé), che con affetto mi scrisse con i caratteri Akrij la dedica “Liala resta sempre fedele al tuo ideale”. Successivamente conobbi un altro protagonista, una persona straordinaria che posso facilmente definire “un Maestro”, Gaspare De Lama. Sono grata per queste opportunità.

Immagine 7, tratta dal libro "COntattismi di Massa di Stefano Breccia. Disegno che raprpesenta le diverse altezze tra i W56
Immagine 7, tratta dal libro “COntattismi di Massa di Stefano Breccia. Disegno che raprpesenta le diverse altezze tra i W56

L’INCONTRO CON GASPARE DE LAMA 

Conobbi Gaspare nel mese di Giugno 2013 e lo invitai per una conferenza presso la mia associazione culturale in provincia di Novara, invito accettato con grande entusiasmo. Fissammo un appuntamento telefonico per la fine dell’estate per gli accordi del caso, e così lo chiamai nel mese di ottobre proponendogli un incontro per la primavera successiva, la sua risposta fu subito “no, è troppo tardi, ho già 92 anni e potrei non fare in tempo a raccontarvi ciò che vi devo assolutamente raccontare, devo venire il più presto possibile, finchè ne ho le forze!” Volevo solo evitargli i rigori dell’inverno, ma dovetti cedere alla sua incredibile energia e fissare una conferenza per il mese di gennaio 2014. Fu un pomeriggio indimenticabile, non solo per quanto da lui vissuto insieme alla sua adorata Mirella e raccontato con dovizia di particolari, ma soprattutto per la sua umanità e la sua grande saggezza. Nacque una bella amicizia ed ebbi la fortuna di andare a trovarlo  nella sua residenza di Mandello del Lario, un grazioso paesino sul ramo lecchese del lago di Como, dove mi mostrò il materiale in suo possesso raccontandomi altri particolari dell’esperienza con i W56.Di seguito riporto alcuni stralci della sua conferenza durante la quale parlò senza intervallo per ben 4 ore e mezza, tenendo viva l’attenzione del folto pubblico anche grazie alla sua simpatia.

Ecco le parole di Gaspare: “La prima cosa che ho saputo, perchè i W56 me l’hanno detta, è che non erano infallibili. Nel nostro gruppo, i terrestri, eravamo in 15 e abbiamo ascoltato cose che allora non eravamo in grado di capire, in parte ci siamo arrivati nel corso degli anni, altre non le abbiamo comprese neppure ora. La mia esperienza con questi esseri durò dal 1960 al 1965 e iniziò così: i giornali parlavano di avvistamenti ufo, io e mia moglie sentimmo un’attrazione verso questo argomento e casualmente qualche giorno dopo, in una libreria di Milano, vedemmo una locandina del Console Alberto Perego, gli scrissi e dopo un pò da Roma venne a Milano per incontrarmi e mi omaggiò dei suoi libri. Diventammo amici e mi parlò degli esseri extraterrestri in modo approfondito, asserendo che sulla Terra erano presenti alieni che si stavano dando da fare per aiutarci per il bene del pianeta. Quando entrai nel gruppo di contatto con i W56 ebbi da loro il permesso di parlarne solo con il Console Perego, mentre mi fu fatto divieto di raccontare qualsiasi cosa ad altri. Così feci ma un giorno chiesi al Console se volesse farne parte e lui mi rispose “No, non entro nel gruppo perchè non potrei più parlare, io invece voglio parlare!”

Immagine 8, tratta dal libro di Stefano Breccia Contattismi di Massa.
Immagine 8, tratta dal libro di Stefano Breccia Contattismi di Massa. Storica copertina de La Domenica del Corriere. Illustrazione di Walter Molino

Successivamente, e sempre apparentemente in modo casuale, su un settimanale di Milano trovai un articolo scritto dal giornalista Bruno Ghibaudi, con unite alcune fotografie di oggetti volanti non identificati, da lui scattate. Mi venne in mente di scrivergli per complimentarmi con lui e dopo 2 o 3 giorni mi telefonò dicendomi di aver scelto la mia lettera e di voler organizzare un nostro incontro.Venne a casa mia e subito mi raccontò che lui e altre persone erano in contatto con esseri extraterrestri in missione di aiuto sulla Terra. Io, insieme a mia moglie Mirella e a mia mamma, ascoltai un po’ titubante anche perchè ci parlò di basi sotterranee estese da Pescara a Rimini, e ciò aveva dell’incredibile. Ci descrisse le loro astronavi e i dischi volanti, e come avvenivano i contatti. Tornò dopo una settimana e mi fece conoscere Bruno Sammaciccia, che successivamente mi accolse in casa sua confermandomi il racconto di Ghibaudi, mi fece conoscere altre persone del gruppo e anch’io decisi di farne parte. Iniziò così la mia esperienza e la prima cosa che imparai fu la parola “Uredda” che per i W56 significava amore, amicizia, empatia, speranza. Per mantenere attivo il contatto e il nostro gruppo, ci insegnarono il segreto: l’Uredda doveva circolare copiosamente tra tutti i componenti del nostro gruppo e tra i terrestri e i W56. Noi siamo fatti di energia e ogni nostra emozione genera energia che questi esseri, attraverso la loro tecnologia, sapevano utilizzare come propulsore per tutti i loro macchinari, navi comprese. Senza l’Uredda non avrebbero potuto svolgere la loro missione, sempre però rispettosa del nostro libero arbitrio. Ci parlarono di circa 50 tipi diversi di energia da loro conosciuti e sfruttati.

Avevo una grande fiducia in Bruno e negli altri componenti del gruppo, credetti loro anche quando mi raccontarono di essere stati nelle basi sotterranee che allora ospitavano circa 200 componenti dei W56, e feci sempre quanto mi venne richiesto. Bruno mi disse di comprare una radiolina portatile, allora c’era il “Gelosino”, me lo fecero mettere sul tavolo per essere predisposto al contatto. In un attimo vidi una fiammata azzurra di circa mezzo metro uscire dalla radio e da quel momento autonomamente si accendeva e trasmetteva i loro messaggi, mi parlavano attraverso questa radio in qualsiasi momento del giorno e della notte, e al termine si spegneva. Molte volte mi capitò di essere in camera e improvvisamente la voce di Sigir o di Meredir mi diceva “Gaspare cambia il pensiero” perchè magari mi passava per la mente qualcosa di negativo, e questo mi provò la loro capacità di leggere nel pensiero. Potevo usare questa radiolina anche per fare domande e loro mi rispondevano.

Immagine 9, tratta dal libro Contattismi di Massa di Stefano Breccia. Ufo su Pescara
Immagine 9, tratta dal libro Contattismi di Massa di Stefano Breccia. Ufo su Pescara

Trascorsero circa due mesi e Bruno mi disse di raggiungerlo a casa sua a Milano, qui incontrai anche gli altri del gruppo, e mi comunicarono che i W56 sarebbero passati per un saluto verso le 23,30 a bordo di un loro disco. Fu solo il primo di una lunga serie di appuntamenti programmati. Uscimmo di casa e vedemmo sul fondo di una via rettilinea a circa 200 metri di altezza il loro velivolo che lentamente si spostò verso di noi; era luminoso, grande 4 o 5 volte la luna piena, eseguì un piccolo pezzo a zig-zag, ci sorvolò e improvvisamente accelerò e schizzò via. I successivi avvistamenti li ebbi tutti in Abruzzo, in provincia di Pescara.In altre occasioni Sigir o altri dei W56 mi fecero filmare o fotografare l’aria, avevo una Ferrania, e dopo lo sviluppo apparivano i loro mezzi anche se io non li vedevo a occhio nudo. La manifestazione più frequente fu quella degli apporti, sia di biglietti che di oggetti. A volte scendevano dal soffitto, si fermavano a mezz’aria, poi cadevano sul pavimento o sulle nostre gambe, se erano messaggi personali il biglietto era uno solo e cadeva sulle gambe o sulle spalle del giusto destinatario, erano scritti in perfetto italiano, a matita su fogli di block notes che gli dovevamo fornire e potevano contenere solo saluti oppure compiti da svolgere. Con questo metodo ci mandarono  anche cassette registrate con le loro voci. Altre volte gli apporti arrivavano dal pavimento fin sotto alle nostre sedie. Quando ci richiedevano il materiale occorrente, dovevamo appoggiarlo sul tavolo e improvvisamente scompariva, vidi questo per centinaia di volte. Anche tra noi c’era chi aveva facoltà latenti e grazie all’intervento dei W56 diventarono telepatici o acquisirono altre capacità, io non avevo doti paranormali ma posso testimoniare tanto di quanto vidi sulla loro tecnologia.Vidi molti altri fenomeni particolari tra cui i lampi di protezione. Negli appartamenti avevamo dei loro dispositivi che ogni due mesi circa rinnovavano attraverso lampi lunghi 3 o 4 metri e con un diametro di circa 20 cm. che zig-zagavano sul pavimento, e che avevano la finalità di proteggerci da ogni evenienza. La loro tecnologia era sicuramente avanti di qualche migliaio di anni rispetto alla nostra.

Immagine 10 tratta dal libro Contattismi di Massa di Stefano Breccia. Ritaglio di giornale d'epoca relativo al flap ufologico nell mar Adriatico di fine anni '70 inizi anni '80
Immagine 10 tratta dal libro Contattismi di Massa di Stefano Breccia. Ritaglio di giornale d’epoca relativo al flap ufologico nell mar Adriatico di fine anni ’70 inizi anni ’80

Vi voglio raccontare un’altra cosa che mi colpì parecchio: ero su una collina di Pineto, a pochi chilometri da Pescara, attorniato dai pini marittimi, appoggiato ad un albero con la radiolina in mano che improvvisamente si accese e Sigir mi disse “Caro Gasparone (mi chiamava così), so che vorresti essere qui nelle nostre basi per abbracciarci, e non sai quanto io vorrei essere con te sotto a quel pino dove ora sta arrivando quell’uccellino che si appoggerà sul ramo sopra di te”. In effetti un uccellino un attimo dopo si appoggiò sul ramo sopra la mia testa. Sigir mi disse “ora cinguetterà” e così fu, e dopo qualche minuto aggiunse “ora volerà via” e in effetti l’uccellino se ne andò. Questo per dirvi che oltre alla visione a distanza conoscevano sia le nostre intenzioni che quelle degli animali. Ci conoscevano più loro di quanto noi conoscevamo noi stessi. Mi diedero consigli, mi dissero cose che poi puntualmente si avverarono, il tutto sempre con grande amore e attraverso una tecnologia inenarrabile. Non erano maghi, ma erano in possesso di strumenti straordinari che richiedevano però un equilibrio animico e spirituale molto forte, altrimenti si sarebbero autodistrutti. La nostra anima non sarebbe ancora adatta ad avere questi dispositivi. Mi dissero anche che loro non riuscivano ad essere felici se un loro simile non lo fosse stato. Non erano perfetti ma avevano fatto un percorso, durato probabilmente migliaia di anni, che li portò molto avanti. Da questa esperienza ho tratto la consapevolezza che non è un’utopia pensare che sulla Terra possa esistere solo il bene, loro ci dissero che millenni fa erano come noi ora, poi grazie a una buona evoluzione compresero che ciò che conta veramente è l’Uredda. Anche ora sono in evoluzione, ed evolvono aiutando pianeti più indietro rispetto a loro, così come lo è la Terra.

Immagine 11. Convegno di Rho del 30 settembre 2018. Un successo strepitoso con sala da 400 spettatori strapiena. Vediamo il collage dei relatori, tra cui Gaspare de Lama, nella seconda miniatura del collage, partendo dall'angolo a sinistra in alto.
Immagine 11. Convegno di Rho del 30 settembre 2018. Un successo strepitoso con sala da 400 spettatori strapiena. Vediamo il collage dei relatori, tra cui Gaspare de Lama, nella seconda miniatura del collage, partendo dall’angolo a sinistra in alto.

Mi confermarono la legge della reincarnazione affermando che tutti noi abbiamo vissuto molte vite  perchè in una vita sola non sarebbe possibile comprendere tutto. Un domani la Terra fiorirà e farà parte di quei mondi evoluti dove la vita merita di essere vissuta, senza le tante tribolazioni, le tante malattie, le tante cattiverie che ora esistono. Da dove provenivano i W56? Il nome della loro razza è Akrij e vi dico cosa ho inteso io: in migliaia e migliaia di anni sulla Terra hanno vissuto altre 6 umanità che si sono autodistrutte per motivi ecologici o bellici. Una di queste umanità era tecnologicamente superiore a noi, avevano un volo spaziale più avanti del nostro ma a causa di un cataclisma scappò con questi veicoli spaziali aiutata dagli Akrji e raggiunsero provvisoriamente un altro pianeta, anche se non molto idoneo. Gli Akrji allora aiutarono i terrestri a raggiungere un altro corpo celeste di un sistema solare diverso. Qui i terrestri progredirono e i discendenti, che a causa delle condizioni su questo nuovo pianeta sono cresciuti anche di statura fino ad arrivare a 3 metri circa, fanno ora parte di una confederazione galattica e stanno tornando per aiutarci rispettando però il nostro libero arbitrio. Quindi molti di loro sono discendenti di esseri terrestri. Nella confederazione galattica ci sono migliaia di popoli, alcuni completamente diversi da noi, e in essa vengono accolte anche razze prive di tecnologia perchè hanno scelto di vivere con un’etica diversa, ma che spiritualmente sono molto evoluti, perchè ciò che conta nella confederazione è l’evoluzione interiore. Il progetto dei W56 era quello di farci crescere spiritualmente e presto la loro presenza e il loro aiuto sarà di dominio pubblico. Loro vivono in una dimensione situata tra noi e il mondo spirituale. Nei loro cieli vedono enormi astronavi di cristallo senza sapere chi siano questi esseri così evoluti, e vi dico questo per dimostrare che la scala evolutiva è infinita. Molte delle cose che mi hanno detto non riesco a comprenderle,  mi hanno spiegato che è normale perchè noi siamo come bimbi rispetto a loro. Sono riusciti a sconfiggere le malattie a parte qualche caso di leggeri disturbi psicologici, come un po’ di depressione, ma sono casi molto rari, mentre in caso di incidenti applicano protesi perfette che in breve tempo assumono le caratteristiche della persona e diventano a tutti gli effetti carne integrata nel corpo dell’infortunato.

Caso Amicizia, presunto alieno gigante.
Uno degli alieni altissimi del Caso Amicizia. Un w56, poi, rivelatasi, probabilmente, un falso. Ma ciò non significa che tuttala storia di Amicizia fosse falsa. Non per questo tutta la vicenda si deve ritenere falsa.

Dopo tantissimi anni di vita e dopo aver vissuto molte esperienze, i W56 aspirano ad un cambio di dimensione e coscientemente decidono di lasciare quel corpo e di voler passare ad una nuova e superiore fase della loro evoluzione. Per aiutarli in questo esiste una sala apposita con dei meccanismi che agevolano il trapasso. Una sorta di eutanasia che consente loro un passaggio consapevole e indolore. Nel 1965 cominciai a capire che tra i membri del gruppo non c’era più quell’affiatamento, quell’amore e quell’entusiasmo del primo periodo e così decisi di uscire. Successivamente non ebbi più alcun contatto con i W56 fino al 2012 quando una signora di Bologna mi telefonò dicendomi di aver ricevuto un messaggio medianico da Sigir che le chiedeva di venire a casa mia. Fissammo un incontro nel quale mi spiegò che canalizzava il suo Spirito Guida da molti anni finchè un giorno avvertì un’energia diversa che si presentò come Sigir dei W56. Era una signora molto preparata, davanti a me si mise in contatto con Sigir il quale dopo un affettuoso saluto mi diede qualche consiglio per la mia salute, dicendomi che dovevo dare retta a mia moglie, poi mi disse: “Caro Gaspare, contrariamente a quanto pensi tu la storia di Amicizia non è andata male perchè il tempo della sua durata è stato sufficiente perchè noi potessimo continuare l’aiuto per la Terra su altri piani.” Il mio cuore mi dice che era lui e che mi abbia detto la verità. La vicenda di contatto con i W56 è iniziata nel 1956 ed è terminata nel 1978 perchè tra i membri del nostro gruppo sorsero malumori dovuti a invidia e rancori causando la fine dell’Uredda e la loro successiva partenza. Ci avvisarono che senza Uredda il piano sarebbe fallito perchè i W56 non avrebbero più avuto l’energia necessaria, così noi terrestri causammo, almeno apparentemente, un insuccesso per colpa del nostro ego. Della mia esperienza cominciai a parlarne solo dopo l’uscita del libro “Contattismi di Massa” di Stefano Breccia, a lui suggerito da Bruno Sammaciccia. Pensai che se ne parlava Bruno avrei potuto anch’io raccontare quanto vissuto.”

Grazie Gaspare!

 

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