
Cronistoria di 3I/Atlas. Tutta la storia dalla sua scoperta. Una “cometa” decisamente non normale. Video.
Per tutti i precedenti articoli su 3I/Atlas, sempre a firma del Presidente del CUFOM (Centro Ufologico Mediterraneo) angelo Carannante, clicca QUI. Vi invio a leggere gli articoli, perchè riportano tantissime anomalie qui di seguito non elencate. SOlo così, potrete farvi una ragionevole idea della delicatezza della questione.
Fino ad ora, sull’oggetto interstellare 3I/Atlas, così occorre definirlo attesa la sua incerta natura, non è stata scritta la parola fine. Quindi, se la sua natura è incerta, la scienza dominante farebbe bene a non commettere errori, visto che è tanto precisina nelle sue affermazioni, spesso dogmatiche e dichiarate solo per un atto di fede cieca al comune pensare. Dunque, a questo puno, in attesa di nuove notizie, è utile fare il punto della situazione ed una cronologia, partendo fin dalla sua scoperta, per arrivare ai giorni odierni.
Inizio della “saga” di 3I/Atlas

Tra la fine di marzo e l’inizio di aprile del 2024 – Le prime segnalazioni di quello che oggi viene chiamato provvisoriamente “3I/ATLAS”, arrivarono dalle reti astronomiche internazionali, quando, diversi software di sorveglianza automatica del cielo notturno, segnalano un punto luminoso con una traiettoria inattesa. Non c’era ancora un riconoscimento formale e nemmeno un annuncio ufficiale, ma sufficiente materiale a disposizione per attirare l’attenzione di gruppi indipendenti di astronomi e analisti.
Tra aprile e maggio 2024 – La comunità amatoriale cominciarono a scambiarsi informazioni sull’oggetto. Le prime analisi orbitali, ricostruite da parametri preliminari e ancora molto incerti, mostravano un’eccentricità che superava il valore 1: era un oggetto interstellare. È in questo periodo, che si inizia a chiamarlo “3I/ATLAS”: il terzo oggetto interstellare dopo ’Oumuamua (2017) e Borisov (2019). Il termine “ATLAS”, venne adottato per l’assonanza con le survey automatiche che spesso scandagliano il cielo alla ricerca di asteroidi e comete.

Giugno 2024 – Avvenne il primo salto mediatico: alcune anomalie fotometriche osservate da più team alimentarono il dibattito. La luminosità dell’oggetto non era costante, ma fluttuava in modo sorprendentemente irregolare e da qui i primi interrogativi. Non sono variazioni enormi, ma abbastanza interessanti da generare tre ipotesi:
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attività cometaria irregolare;
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rotazione complessa con superfici altamente riflettenti;
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struttura non omogenea e forse artificiale.
Quest’ultima anomalia, venne sollevata da pochi ricercatori, ma finì subito al centro dell’attenzione perché richiamava alcuni comportamenti che aveva anche Oumuamua.
Luglio 2024 – Le simulazioni dinamiche migliorarono grazie a un numero maggiore di osservazioni. Veniva, così, confermato che l’oggetto aveva, effettivamente, una traiettoria compatibile con un’origine esterna al Sistema Solare. Intanto, le anomalie individuate aumentavano:
4. un possibile accenno di fragmentation event (frammentazione) segnalato tra il 12 e il 15 luglio, ancora oggi non confermato;
5. piccoli scarti rispetto alle curve attese in assenza di accelerazioni non gravitazionali.

Settembre 2024 – Molti siti di astronomia indipendente iniziano a pubblicare articoli sul “caso 3I/ATLAS”. C’è chi parlava di cometa, chi di asteroide, chi di oggetto anomalo. Ma, la vera svolta arrivò quando alcuni analisti misero a confronto il comportamento di 3I/ATLAS con quello di ’Oumuamua. Le somiglianze non erano molte, ma le poche che emergevano erano abbastanza significative da alimentare ipotesi più audaci:
6. forma irregolare (cioè il punto 3. di cui sopra: struttura non omogenea e forse artificiale).
7. luminosità non lineare;
8. possibili accelerazioni leggere.
Tra ottobre a dicembre 2024 – La comunità era spaccata. Tra gli scienziati accademici e dogmatici, più cauti, prevaleva la linea: “Comportamento compatibile con un oggetto naturale. Nessuna prova di artificialità.”. Una posizione metodologicamente corretta, ma che tendeva a minimizzare le anomalie più difficili da spiegare. Ed è proprio in questa fase che l’analisi critica — soprattutto tra ricercatori indipendenti e specialisti di fenomeni UAP — si intensifica. Entrò quindi in scena una nuova ipotesi: quella di un oggetto naturale modificato da processi fisici non ancora compresi o estremamente rari. In altre parole: non per forza artificiale, ma neppure un corpo naturale “standard”.
Tra dicembre 2024 e gennaio 2025 – Emersero altri aspetti difficilmente spiegabili:
9 – alcuni segnali fotometrici ancora più complessi vennero interpretati come possibili “fluttering effects”, un comportamento che, nel campo dell’ingegneria, ricorda superfici sottili soggette a irregolarità luminose durante la rotazione.

Inizi del 2025 – 3I/ATLAS divenne definitivamente un caso planetario. La gente, il mondo, iniziò a chiedere spiegazioni, ovviamente, in merito alle cospicue anomalie già palesatesi ed a cui la scienza accademica e dogmatica non aveva saputo rispondere. Le citate anomalie accumulatesi nel corso dei mesi — variazioni luminose, possibili frammenti, dinamica orbitale, mancanza di attività cometaria continua — non trovavano una spiegazione unitaria.
Tra febbraio e aprile 2025 – I dibattiti si intensificavano. Alcuni ricercatori proponevano l’ipotesi di una superficie non rigida, altri di un oggetto ricoperto da materiali a riflettanza variabile. Poco convincenti entrambe, ma almeno si tentativano soluzioni basate sulla fisica.
Parallelamente, cresceva, a ragione, viste le non risposte dellascienza ufficiale, l’ipotesi “controversa” ma non assurda:
3I/ATLAS aveva, secondo questa interpretazione, una struttura complessa, non necessariamente artificiale, ma non completamente naturale. Un oggetto ibrido? Un frammento di tecnologia antica? Una sonda passiva?
Nessuna di queste ipotesi, ne scientifiche e nemmeno “alternative”, era sicuramente dimostrata. Ma ciò che stupiva, era che l’ipotesi completamente naturale non riusciva a spiegare tutto, come del resto è ancora oggi.
Tra marzo 2025 e agosto 2025 – La rete di telescopi ATLAS, ha raccolto dati fotometrici su 3I/ATLAS: il lavoro di John Tonry, Larry Denneau, Miguel Alarcón, Karen Meech e colleghi ha mostrato come la coma (cioè la chioma di gas/polvere attorno al nucleo), evolveva in colore e densità, con un cambiamento da un colore “rosso” a uno più neutro man mano che l’oggetto si avvicinava al Sole. arXiv.

1° luglio 2025 – Il sistema automatico ATLAS Survey, segnalava “ufficialmente”, un nuovo oggetto — poi battezzato “3I/ATLAS” con designazione ufficiale C/2025 N1 (ATLAS). La comunità astronomica, registrò “ufficialmente” un potenziale “terzo visitatore interstellare” dopo 1I/ʻOumuamua e 2I/Borisov. Wikipedia+2Wikipedia+2
I primi dati e la scoperta
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3I/ATLAS è stato scoperto a circa 4,5 unità astronomiche (AU) dal Sole. Wikipedia+1.
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Precovery retrospettive — immagini in archivi osservativi — indicavano che l’oggetto era già visibile fin dal 7 maggio 2025. Wikipedia+1.
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L’orbita era fortemente iperbolica, tipica di un oggetto interstellare non legato al Sole. Wikipedia+1.
Da subito, la segnalazione ha generato interesse: un oggetto interstellare che entrava nel sistema solare, rappresentava un’opportunità rara per studiare materia e composizioni di altri sistemi stellari.
Nel frattempo, la struttura superficiale dell’oggetto stava reagendo all’aumento dell’irraggiamento solare: polveri rosse sollevate in un primo periodo, poi forse sublimazione di ghiacci e produzione di grani più “freschi” e brillanti. arXiv.

Il colpo di scena: composizione chimica e caratteristiche anomale
Agosto 2025 – Uno studio guidato da Martin A. Cordiner, con Nathaniel X. Roth, Michael S. P. Kelley, Dennis Bodewits e altri, usando il telescopio spaziale James Webb Space Telescope (JWST), ha analizzato la coma infrarossa di 3I/ATLAS, scoprendo che era dominata da anidride carbonica (CO₂), con presenza anche di H₂O, CO, OCS, ghiaccio e polveri. arXiv
9. Il rapporto CO₂/H₂O, per questo oggetto, risultava tra i più alti mai osservati in una cometa, “ben al di sopra” delle tendenze note per comete del Sistema Solare. arXiv+2National Geographic+2
Questo dato, ha catturato immediatamente l’attenzione di tutti i ricercatori: perché un oggetto interstellare dovrebbe avere una composizione così diversa? Potrebbe indicare che proviene da un ambiente di formazione molto diverso da quello del nostro sistema, o — come alcuni suggeriscono — che la sua superficie sia stata modificata da processi estremi, magari spaziali, durante un lunghissimo viaggio interstellare.
Settembre 2025 – lo studio polarimetrico di Zuri Gray, Stefano Bagnulo, Galin Borisov, Yuna G. Kwon, Alberto Cellino e altri, ha rivelato che 3I/ATLAS:
10. possedeva una polarizzazione negativa molto profonda, con un valore minimo di –2.7% a piccoli angoli di fase, una caratteristica mai vista tra asteroidi o comete del nostro sistema. arXiv.
Gli autori di questo studio, suggeriscono che 3I/ATLAS, forse, appartiene ad “una classe differente” di cometa/interstellare — qualcosa che espande la varietà degli oggetti conosciuti e sfida le nostre categorie attuali. arXiv+1.
Il perielio, il passaggio al Sole, e la visibilità dopo l’ombra
29 ottobre 2025 – 3I/ATLAS ha raggiunto il perielio, cioè il punto massimo di avvicinamento al Sole, a circa 1,357 UA. Wikipedia+2Unione Astrofili Italiani+2
Per un periodo, però, è rimasto nascosto alla vista dalla Terra, “dietro” il Sole: un classico blackout osservativo. NASA Science+1.

Primi giorni di novembre 2025, sono arrivate nuove immagini e segnalazioni: il nucleo e la coda di 3I/Atlas erano nuovamente osservabili da terra, con magnitudine apparente stimata intorno a 10–9.7, sufficienti per telescopi medi. Wikipedia+2Wikipedia+2
Alcuni astronomi riportavano:
11. “code multiple”;
12. getti complessi nella chioma;
13. variazioni luminose;
14. cambiamenti nella forma della coda. 3I/ATLAS Interstellar Visitor+2Geopop+2
È in questo contesto che il dibattito si fa acceso.
Le due scuole di pensiero: cometa naturale “anomala” vs ipotesi non convenzionale
➤ La posizione dominante — cometa naturale interstellare.
Secondo la maggior parte degli astronomi e degli enti ufficiali (tra cui NASA), l’interpretazione principale è che 3I/ATLAS sia una cometa naturale proveniente da un sistema stellare esterno. La sua orbita iperbolica è un dato robusto, la coma e la coda sono state osservate, la spettroscopia rivela gas e polveri e il comportamento nei pressi del perielio appare compatibile con sublimazione di ghiacci. NASA Science+2National Geographic+2.

In questo scenario, le sue caratteristiche “anomale” — composizione ricca di CO₂, polarizzazione insolita, evoluzione fotometrica atipica — sono spiegabili ipotizzando che 3I/ATLAS venga da un ambiente di formazione diverso, con un history evolutiva assai differente da quello delle comete del Sistema Solare. Le comete interstellari, in quanto nate altrove, potrebbero quindi avere parametri chimici e fisici che variano ampiamente. National Geographic+2Wikipedia+2
Inoltre, come riportato da fonti giornalistiche recenti, la comunità scientifica ha riaffermato che “non ci sono prove che 3I/ATLAS sia un veicolo alieno” (ma non ci sono prove sicure nemmeno che sia una cometa: n.d.r.) vero è che tutte le osservazioni disponibili “supportano fortemente (?)” la sua natura di cometa naturale. Sky at Night Magazine+2International Business Times UK+2.
➤ L’ipotesi alternativa — un oggetto speciale, forse “non convenzionale”
Ma le anomalie accumulate non sono poche ed è su queste che alcuni ricercatori, più aperti alle incognite, senza la comoda rete del dogma scientifico, insistono nel chiedere maggiore attenzione. Tra questi emerge il nome di Avi Loeb (Harvard), ma anche di alcuni suoi collaboratori, che negli ultimi mesi, hanno sollevato dubbi sull’interpretazione definitiva data dall NASA e hanno chiesto di tenere aperta la possibilità di un’origine “non naturale”. New York Post+2New York Post+2.

I punti che spesso vengono citati come “inquietanti” in 3I/ATLAS:
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Coma dominata da CO₂ con rapporto CO₂/H₂O tra i più alti mai misurati, in contrasto con la maggior parte delle comete conosciute. arXiv+1
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Polarizzazione negativa molto profonda e “unprecedented” (–2.7% nei primi angoli di fase), differente da ogni cometa o asteroide noto. arXiv.
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Variabilità cromatica e fotometrica durante l’avvicinamento, suggerendo evoluzione della coma e della polvere in modo non semplice da modellare come sublimazione standard. arXiv+1.
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Strutture complesse nella coda, getti direzionali e fenomeni multipli osservati dopo il perielio — alcuni osservatori riferiscono code multiple, getti “sunward” o strutture strane nella chioma. 3I/ATLAS Interstellar Visitor+2Geopop+2.
Per Loeb e altri, queste caratteristiche — prese insieme — suggeriscono che 3I/ATLAS possa appartenere a una categoria nuova: magari un oggetto interstellare “primitivo ma processato” da radiazione cosmica galattica, o (agli scienziati con i paraocchi potrebbe senbrare assurdo ma a noi no) un corpo che non è semplicemente ghiaccio polveroso, ma un “relitto” o una struttura antica, con una superficie e una chimica inusuali. New York Post+2Live Science+2.

Un contributo teorico aggiuntivo arriva da uno studio di R. Maggiolo, F. Dhooghe, G. Gronoff, J. de Keyser et al. pubblicato il 30 ottobre 2025, che propone che la superficie di 3I/ATLAS sia stata alterata da un prolungato bombardamento di raggi cosmici galattici (GCR). Secondo questo modello, la parte esterna del nucleo (qualche decina di metri) non sarebbe “primordiale”, ma una crosta organica-metallica, processata, che determina la chimica e lo spettro osservato — e che rende plausibile un’“anomalità naturale avanzata” piuttosto che un corpo convenzionale. arXiv.
In questo contesto 3I/ATLAS potrebbe rappresentare un “tipo diverso” di corpo interstellare — non per forza artificiale, ma sicuramente molto diverso da molte comete che conosciamo.
Le critiche all’ipotesi “non convenzionale”
Ovviamente, vista la delicatezza della questione, specie per la scienza ufficiale, terrorizzata dall’ipotesi aliena, la possibilità che un oggetto interstellare come 3I/ATLAS possa essere qualcosa di “speciale” o “non convenzionale” non è accolta da tutti come plausibile, o meglio è accolta come impossibile. I principali argomenti degli scettici sono:
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Non esistono prove dirette di struttura artificiale: nessun segnale, nessuna geometria definita, nessuna evidenza robusta di componenti tecnologici. In assenza di queste, considerare l’origine artificiale resta altamente speculativo (ma, vi sono evidenze robuste che siamo al cospetto di una cometa? Non mi sembra. n.d.r.).

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È possibile (attenzione al termine “è possibile”, che non indica una certezza, n.d.r.), come suggerito dagli scienziati “mainstream”, che 3I/ATLAS sia semplicemente un oggetto interstellare primitivo o alterato, con ghiacci ricchi di CO₂ e una storia di esposizione a radiazione cosmica — un “anomalo naturale” piuttosto che un “anomalo artificiale”. Questa spiegazione, pur insolita, non richiede assunzioni oltre quelle che la scienza conosce (composizioni variabili, processi di irradianza, differenti ambienti di nascita).
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La variabilità osservata (coma, coda, luminosità, polarizzazione) potrebbe derivare da condizioni estreme e combinazioni particolari — ma pur sempre naturali — più che da un progetto intelligente. Chiaramente, si tratta di un dogma, in quanto si dà per scontato ciò che non è dimostrato, n.d.r.
In effetti, come riportano recenti trattazioni divulgative e articoli su riviste come National Geographic, le evidenze finora raccolte “non indicano nulla di inerentemente alieno”: 3I/ATLAS resta una cometa, seppur molto insolita (solo perchè lo scrivono autori del National Geographic? Mah…, n.d.r.). National Geographic+2National Geographic+2
Perché 3I/ATLAS rimane un caso così affascinante — e perché non possiamo ancora avere “certezze”, in un senso o nell’altro.

Credito:
Osservatorio Internazionale Gemini/NOIRLab/NSF/AURA/K. Meech (IfA/U. Hawaii)
Elaborazione delle immagini: Jen Miller e Mahdi Zamani (NSF NOIRLab)
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È il terzo oggetto interstellare accertato che visita il nostro sistema, una rarità cosmica. Wikipedia+1.
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Mostra una combinazione di caratteristiche — orbita, composizione, polarizzazione, evoluzione della coma — che non si adattano perfettamente a nessuna classe nota di comete o asteroidi del Sistema Solare.
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Offre un’importante finestra di osservazione su materia che potrebbe provenire da ambienti stellari lontani, con composizioni e storie evolutive molto diverse: un’occasione di studiare la diversità galattica in modo concreto.
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Mantiene un margine di incertezza sufficiente da non escludere ipotesi alternative — alcune più “convenzionali” (nucleo primitivo, modificato da GCR), altre più speculative (corpo ibrido, relitto, struttura diversa).

Finché non avremo dati ancora più precisi — magari da missioni spaziali dedicate, o da osservazioni spettroscopiche e isotopiche ad alta risoluzione — ogni ipotesi resta sul tavolo. La scienza, per sua natura, procede per dubbi, verifica, revisione.
Conclusione: mantenere il dubbio vivo, senza forzare le conclusioni, anche per l’ipotesi cometa, che, sembra anch’essa forzata.
3I/ATLAS non è un “caso chiuso”. Non lo è mai stato. Anche ora, a fine novembre 2025, più certezze incrociate emergono, ma con esse spuntano nuovi interrogativi.
Da un lato, la linea “ufficiale” — cometa naturale interstellare — è la spiegazione coerente con l’insieme delle evidenze (quali evidenze, quelle delle tante anomalie?, n.d.r.) ed è sostenuta da importanti osservazioni e da una comunità scientifica ampia. Dall’altro, le anomalie accumulate e la varietà di interpretazioni, mostrano che la nostra conoscenza resta parziale: 3I/ATLAS potrebbe appartenere a una categoria di oggetti ancora sconosciuta, o addirittura rappresentare qualcosa di mai visto, cioè un velivolo alieno, perchè escluderlo, viste le tantissime incertezze? Chi parla della soluzione “cometa” come assodata, o è in mala fede, o non vuole vedere l’evidenza, o perchè non sa leggere “le rilevazioni”, osservazioni e quant’altro.
Chi suggerisce una “origine non convenzionale”, come Avi Loeb e altri, compreso il sottoscritto, non pretende di imporre certezze: chiede solo che le domande restino aperte, che i dati continuino a essere raccolti, che la curiosità non venga zittita per convenienza.
E questo è — secondo me — l’approccio più onesto e scientifico: non un credere cieco, né un rifiuto a priori, ma un equilibrio tra ciò che sappiamo, ciò che ignoriamo e ciò che le evidenze — per quanto incomplete — permettono di ipotizzare.
3I/ATLAS è oggi un enigma. E ogni enigma ben documentato è un invito a osservare, a studiare, a dubitare, non ad emettere sentenze già scritte da detentori di comode poltrone di potere.
