
3I/Atlas. Il Mistero si Infittisce. Nuove Immagini Mostrano un Bagliore che Sfida la Fisica. Tante piccole sonde aliene accompagnano l’astronave madre. Nuova ipotesi di Avi Loeb. Possibile che la scienza ufficiale non si ponga il minimo dubbio? Video.
Articolo a cura del nostro Presidente e Fondatore, dr. Angelo Carannante. Per vedere tutti i precedenti articoli su 3I/Atlas, clicca QUI
Un oggetto che continua a sfidare le aspettative

3I/ATLAS è stato individuato all’interno del Sistema solare come un oggetto interstellare — cioè non originario del nostro Sistema, ma proveniente da un altro sistema stellare — situazione che da sola lo rende un reperto raro, di grande interesse astronomico.
Nel corso dei mesi del 2025, osservazioni successive — compresi avvicinamenti al perielio (il punto di minima distanza dal Sole) — hanno mostrato che 3I/ATLAS possiede caratteristiche potenzialmente “anomale”, anzi, molto anomale, per una cometa “standard”.
Tra le numerose stranezze o anomalie, in particolare, misurazioni di polarizzazione della luce riflessa dall’oggetto hanno evidenziato una “polarizzazione negativa profondamente stretta” — un comportamento molto insolito, mai osservato finora in comete note.
Tutto ciò ha spinto diversi ricercatori — il primo tra tutti Loeb — a riconsiderare la natura standard di 3I/ATLAS, esaminando con attenzione ogni segnale anomalo.

L’ipotesi dello “sciame” attorno a 3I/ATLAS
Nel suo più recente intervento pubblico, Loeb ha proposto una interpretazione provocatoria, ma allo stesso tempo, assolutamente frutto della logica: il bagliore attorno a 3I/ATLAS — una sorta di “goccia” luminosa con una stretta anti-coda rivolta verso il Sole — potrebbe non essere la consueta coda cometaria formata da gas e polveri, ma piuttosto la manifestazione di un grande sciame di oggetti solidi in orbita o in “scia” all’oggetto interstellare.
Questi oggetti — frammenti naturali, detriti, oppure (ipotesi più estrema) sonde rilasciate da una eventuale astronave — avrebbero masse molto inferiori rispetto a 3I/ATLAS e non subirebbero la stessa spinta non gravitazionale (tipica del degassamento cometario).
Poiché 3I/ATLAS — secondo i dati di effemeridi del Jet Propulsion Laboratory (JPL) — mostra una componente di accelerazione non gravitazionale costante lungo l’orbita, gli eventuali oggetti in sciame, non soggetti a tale spinta, tenderebbero a “rimanere indietro” rispetto all’interstellare. Ciò creerebbe una separazione spaziale, traducibile in una separazione angolare osservabile: l’allungamento verso il Sole, visibile come anti-coda, potrebbe dunque essere spiegato proprio da questo fenomeno.
In altre parole: il bagliore “a goccia” non sarebbe una semplice coda di gas/polveri – ma la firma di un insieme di corpi solidi che orbitano o seguono 3I/ATLAS in modo coerente.

Perché questa ipotesi non convince tutti e, guarda caso, è fortemente osteggiata dal dogma scientifico imperante.
Pur se l’ipotesi di Loeb è intrigante, la maggior parte della comunità scientifica continua a interpretare 3I/ATLAS come una cometa “naturale”, benché insolita.
Gli argomenti contro l’idea dello sciame e dell’origine artificiale sono molteplici:
Le code multiple, viste in alcune immagini — anche anti-coda — possono essere spiegate come getti di gas e polveri attivati dal degassamento al perielio, in più punti della superficie (causata da un riscaldamento irregolare).
La reinterpretazione fisica dell’anti-coda, attraverso modelli di sublimazione anisotropa dei granelli di ghiaccio, mostra che fenomeni naturali (dipendenti dall’angolo di illuminazione e dalle dinamiche di sublimazione) possono generare strutture apparentemente “inversive”, cioè puntate verso il Sole.
Inoltre, i risultati spettroscopici e polarimetrici — pur mostrano anomalie — non costituiscono una prova schiacciante di origine artificiale: diversità composizionali e comportamenti anomali sono attesi in oggetti interstellari, che provengono da ambienti molto diversi dal nostro.
Inoltre, come sottolineato anche da alcuni esperti citati dalla stampa italiana, le anomalie riscontrate finora non bastano a supportare con certezza l’ipotesi “tecnologica”.
Qui, in alto, il bellissimo video dedicato a 3I/Atlas, postato dalla NASA sul suo canale youtube: NASA SPACE NEWS
Il valore scientifico dell’incertezza
Quel che rende 3I/ATLAS straordinario — anche indipendentemente dall’esito della polemica — è che esso amplia la nostra comprensione della diversità degli oggetti interstellari. Le misure di polarizzazione, le dinamiche della coma e della coda, l’evoluzione al perielio: tutto questo fornisce dati preziosi per capire quanto variegata possa essere la popolazione di corpi che attraversano il Sistema solare.
Nel contempo, la proposta di uno “sciame” — anche se considerata estrema — stimola una discussione aperta su quali limiti abbiamo nel distinguere un fenomeno naturale da uno potenzialmente artificiale. Per uno scienziato come te, interessato all’analisi forense di avvistamenti — foto e video — l’approccio di Loeb rappresenta un interessante invito a conservare il dubbio, a studiare attentamente ogni dettaglio e valutare ipotesi alternative.

Dove stiamo: stato attuale e attese future
Al momento 3I/ATLAS resta catalogato come cometa interstellare. Le spiegazioni naturali — degassamento, sublimazione anisotropa, dinamica dei granelli di ghiaccio — restano le interpretazioni preferite dalla comunità astronomica.
Tuttavia le analisi non si sono concluse. Occorrono ulteriori osservazioni — spettroscopiche, polarimetriche, dinamiche — per chiarire la natura esatta dell’anti-coda, della coma e della possibile presenza (o meno) di oggetti solidi associati. Anche semplici immagini ad alta risoluzione, con angolazioni e filtri differenti, potranno aiutare a discriminare tra polveri/ghiaccio e corpi solidi.
Per un ricercatore, che magari studia foto/video con occhio critico, 3I/ATLAS rappresenta un caso ideale: un test di quanto la nostra tecnica — sia osservativa che analitica — può spingersi nella distinzione tra fenomeni di eventuale natura aliena e potenziali anomalie reali.

Conclusioni
3I/ATLAS è oggi molto più di una cometa interstellare: è un banco di prova per la nostra capacità di interpretare l’ignoto. L’ipotesi di uno sciame di oggetti — proposta da Avi Loeb — non è (ancora) una teoria affermata, ma funziona da stimolo: invita a non dare nulla per scontato, a considerare spiegazioni alternative, a usare metodo rigoroso e mente aperta. In un’epoca in cui gli oggetti interstellari stanno attirando sempre più attenzione, tenere a mente queste incertezze è — per la scienza come per chi, come te, osserva il cielo con occhio forense — non solo utile, ma indispensabile.
