
Ritornano le morti sospette di ufologi: l’inspiegabile morte di David Wilkock. Eccoti la storia delle altre morti di personaggi che sapevano troppo. Video.
Negli ambienti dell’ufologia internazionale esiste, da decenni, una linea narrativa che riemerge ciclicamente, soprattutto quando siamo al cospetto di avvenimenti che, solo all’apparenza sembrano dovuti al caso. È la storia delle morti misteriose, delle sparizioni improvvise di persone che, a vario titolo, si sono occupate di oggetti volanti non identificati o di tecnologie sensibili. Una serie di scomparse, meglio di “decessi”, che non nasce oggi e che non può essere liquidata con leggerezza. In questo articolo, cercherò di essere obiettivo, imponendomi un minimo di attenzione per non trasformare coincidenze e tragedie individuali in costruzioni arbitrarie. In ufologia, troppi lo fanno e la tentazione di cadere in un puro complottismo, è alta.

La recente scomparsa di David Wilcock ha riacceso i sospetti sulla effettiva dinamica della sua morte. Wilcock era una figura nota nel panorama della cosiddetta disclosure, termine con cui si indica il processo attraverso il quale governi o istituzioni ufficiali (come ad esempio quello statunitense), anche con il decisivo contributo di ricercatori o istituzioni private, rivelano al pubblico informazioni classificate e prove concrete sull’esistenza dei fenomeni aerei non identificati (UAP – Unidentified Aerial Phenomena). Wilcock, era un autore e conferenziere che sosteneva l’esistenza di programmi segreti legati agli UFO e a civiltà aliene. Improvvisamente, come troppo spesso avviene negli ambienti di ricercatori “ben informati”, è morto nell mese di aprile 2026: ovviamente, stando alla versione ufficiale, si è trattato di un suicidio, in un contesto di fragilità personale, “film” già visto in passato con la prematura scomparsa di altri noti personaggi legati a temi scottanti connessi agli ufo o a segreti scisntifici scottanti. Sono veramente pure coincidenze, come afferma l’establishement?
Il punto centrale, non è tanto il singolo caso, quanto il fatto che esso venga percepito come non naturale eparte di un insieme, di un sistema macabro e consolidato. Ed è proprio questo insieme che merita un’attenta analisi libera da ogni pregiudizio o condizionamento “cospirazionistico”, con uno approccio che tenga conto di tutte le possibilità, dalle spiegazioni ufficiali fino alle ipotesi più estreme, come le morti provocate da qualcuno. Ma, torniamo un po’ indietro nel tempo. Uno dei casi più citati è quello di James E. McDonald, uno stimato scienziato che, negli anni Sessanta e Settanta si occupò seriamente del fenomeno UFO, arrivando a testimoniare anche davanti al Congresso degli Stati Uniti. McDonald morì nel 1971 in quello che venne definito, guarda caso, come un suicidio. Per alcuni fu la tragica conclusione di una crisi personale aggravata da difficoltà accademiche e familiari: ci risiamo con la proclamata esistenza di problemi “depressivi” individuali. Per altri, la sua posizione sempre più scomoda nel sostenere la realtà del fenomeno UFO, lo avrebbe esposto a pressioni difficili da documentare, tanto forti da indurlo al gesto estremo del suicidio: ma lo fu davvero? Oppure ci su lo zampino di qualcuno?

Un altro caso spesso citato nella casistica, è quello di Morris K. Jessup, autore del libro “The Case for the UFO”, trovato morto nel 1959 in circostanze ufficialmente attribuite, ancora una volta, ad un suicidio. Tuttavia, la vicenda è stata spesso collegata a presunte conoscenze riguardanti l’Esperimento di Philadelphia, alimentando una narrativa che, a dire il vero, va ben oltre i dati verificati. Va bene sospettare, ma non dobbiamo cadere nel complottismo sfrenato, anche perchè, il caso dell’esperimento di Philadelphia, non ha alcuna prova e nemmeno indizi validi che sia stato effettivamente effettuato. Più probabile, che Jessup, ammesso che fosse stato ucciso, sia morto per un’ altra ignota causa, ben più reale, legata agli ufo: un’ipotesi da non scartare. Un altro nome, spesso chiacchierato, è quello del militare Philip J. Corso, il quale dichiarò di aver gestito materiali extraterrestri recuperati a seguito dell’ incidente di Roswell del 1947. La sua morte, avvenuta nel 1998, fu ufficialmente dichiarata come naturale ma, per alcuni sostenitori delle teorie alternative, egli rappresentava una figura chiave che avrebbe rivelato solo una parte delle informazioni in suo possesso, per cui gli venne impedito di spifferare altro.
Altro caso, piuttosto controverso, è il quello di Phil Schneider, noto per le sue conferenze in cui parlava di basi sotterranee e scontri con entità non umane e che, nel 1996, morì, indovinate in che modo? Ovviamente, ufficialmente per essersi suicidato, tesi respinta da una parte dei ricercatori che hanno affermato che venne eliminato per informazioni troppo delicate da lui divulgate. Nel panorama politico e militare di alto livello, viene spesso citato James Forrestal, deceduto nel 1949 cadendo da una finestra dell’ospedale militare in cui era ricoverato. Non ci crederete, ma anche Forrestal, stando alla versione ufficiale, si tolse la vita. La drastica soluzione, sarebbe scaturita a seguito di disturbi psicologici di cui avrebbe sofferto Forrestal: suicidio, aspramente contestato da alcune tesi, le quali lo descrivono come una persona che avrebbe avuto accesso a informazioni top secret sugli UFO e che per questo sarebbe stata messa a tacere.

Accanto a questi casi, esistono numerosi episodi meno noti ma spesso richiamati all’interno della letteratura ufologica, che riguardano scienziati, tecnici e ricercatori legati a settori avanzati come l’aerospazio, l’energia e la difesa. In molti di questi casi, si tratta di morti per cause naturali, incidenti o suicidi documentati. In altri, le circostanze risultano meno chiare, ma, a mio avviso, potrebbero essere indicative di un disegno preciso. Naturalmente, vi sono sempre tre tesi che, sistematicamente, quando accadono fatti misteriosi, come i suicidi sospetti, si contrappongono.
La prima è quella scettica e ufficiale, per la quale non esiste alcun collegamento tra i suicidi di cui scrivo. Si tratterebbe, stando a questo orientamento, di casi indipendenti, spiegabili attraverso dinamiche umane e confermate dalla statistica. Persone che operano in ambienti ad alta pressione nervosa, che, spesso esposte a stress, isolamento o controversie, possono andare incontro a crisi personali. Inserire questi eventi in una narrativa unitaria sarebbe una forma di bias cognitivo, ovvero la tendenza a vedere schemi dove non ci sono. Questa tesi, ignora le intimidazioni a cui, diversi personaggi legati al mondo degli ufo, sono stati sottoposti.
Per smentire quanto sostenuto dalla versione ufficiale, ricordo che diverse figure legate all’ufologia o a settori sensibili, alcune delle quali prima citate, hanno dichiarato di aver subito pressioni o di essere entrati in contatto con informazioni delicate. Il fisico James E. McDonald denunciò pubblicamente l’importanza del fenomeno UFO e criticò l’atteggiamento delle istituzioni prima della sua morte, ufficialmente classificata come suicidio. L’astronomo Morris K. Jessup si trovò coinvolto in vicende legate a documenti controversi e riferì di essere sotto forte stress prima della sua morte nel 1959. L’ingegnere Phil Schneider dichiarò durante conferenze pubbliche, di essere stato minacciato per le rivelazioni da lui fatte, su presunti progetti segreti, prima di morire nel 1996 in circostanze non chiare. Il militare Philip J. Corso affermò di aver gestito materiali sensibili legati al celeberrimo Incidente di Roswell, dichiarando che esistevano informazioni non divulgabili, pur senza denunciare direttamente pressioni personali: morì per cause naturali. Infine Bob Lazar ha dichiarato di aver lavorato su tecnologie extraterrestri in strutture segrete come l’Area 51, di aver subito intimidazioni e tentativi di screditamento, pur essendo ancora in vita e continuando a sostenere le proprie affermazioni.

La seconda posizione è più prudente e la più equilibrata tra opposte visioni e non esclude che possano esistere elementi di interesse in alcuni casi, soprattutto laddove sono coinvolti ambiti strategici o informazioni sensibili. Questa visione invita a non accettare automaticamente le versioni ufficiali, ma neppure a sostituirle con ipotesi non verificabili e cosiddette complottistiche, invitando all’analisi caso per caso, mantenendo aperta la possibilità che alcune vicende possano avere aspetti non completamente chiariti.
Infine, la terza interpretazione, quella più radicale e complottistica, afferma che le morti e le sparizioni sarebbero parte di un sistema di controllo volto a impedire la diffusione di informazioni sugli UFO e su tecnologie non convenzionali, ma anche di segreti legati all’energia, come, ad esempio, la scoperta di energie “free” o a basso costo per tutti, che avrebbero potuto mettere seriamente in crisi o, addirittura, soppiantare l’uso dei tanto inquinanti combustibili fossili. Secondo questa visione, esisterebbero strutture operative capaci di intervenire per silenziare individui ritenuti scomodi, simulando suicidi o incidenti. È una narrazione coerente al suo interno e senz’altro possibile.

Il caso di David Wilcock si inserisce perfettamente in questa casistica e relative interpretazioni. Per alcuni rappresenta una tragedia personale, spiegabile con elementi concreti e documentati mentre, per altri, è un segnale, un possibile indizio di qualcosa di più ampio. Infine, per altri ancora, si tratta semplicemente dell’ennesimo episodio che alimenta una narrazione già esistente. Il dato di fatto che rende questa tematica così persistente, è l’estrema sensibilità del rapporto tra conoscenza, potere, segretezza e gli ufo, indipendentemente dalla loro natura, un ambito in cui questi tre elementi si intrecciano in modo particolarmente intenso. Nulla toglie, che, proprio studiando il fenomeno ufologico, siano state fatte scoperte tecnologiche che sono coperte da un segreto da preservare ad ogni costo. Cito, per completezza, una vicenda che ha riguardato minacce che ha visto, recentemente, coinvolto lo scienziato Gary Nolan, che sarebbe stato addirittura minacciato dalla casa bianca. Per il resoconto completo clicca QUI.
Restano, quindi, spiegazioni che, regolarmente, non soddisfano e che provocano infinite discussioni e sospetti che non sembrano del tutto infondati. Ogni caso porta con sé una storia individuale, fatta di contesti, fragilità asserite e circostanze specifiche. Allo stesso tempo, il verificarsi di episodi simili nel tempo, continua a sollevare interrogativi che, almeno per ora, non trovano una risposta univoca e, per forza di cose, nemmeno condivisa. Questo spazio si trova in un limbo, sospeso tra dati accertati ed interpretazioni, tra prudenza e sospetto, dove il mistero ed il dubbio, continuano a rimanere vivi e irrisolti, alimentando domande che, fino ad oggi, non hanno avuto una risposta certa. Il più grande segreto di tutti i tempi, quello della verità sugli ufo, forse continua ad essere mantenuto ostinatamente.
Fonte: MisterobUFO – Corriere della Sera
