Platone aveva ragione. Video

Platone, colloca Atlantide oltre le “Colonne d’Ercole”, cioè lo Stretto di Gibilterra: secondo lui, Atlantide, esisteva oltre 11000 anni fa. I greci del suo tempo, sapevano che Erodoto, qualche decennio prima, chiamò con il nome “Atlante” la catena montuosa dell’odierno Marocco. Tra l’altro, ancora oggi conserva quel nome: monti di Atlante. Dunque, per un greco di quel tempo, il nome “Atlantide” o “Terra di Atlante”, indicava una terra che si trovava ai piedi del monte Atlante. Ma, tutti sapevano che non c’era nessuna grande isola ai piedi dell’Atlante e, ciò, portò addirittura derisioni nei confronti di Platone. Grazie all’avvento dei satelliti, si è scoperto che un mega fiume gigantesco, chiamato Tamanrasett, oggi inaridito, che partiva proprio dai monti Atlante, ha praticamente tagliato un pezzo del Nord Africa dopo l’ultimo disgelo (14.000-7.500 anni fa). Il Tamanrasett era un fiume così grande, che in alcuni punti era indistinguibile dal mare. Un osservatore a livello del terreno non sarebbe mai stato in grado di capire se fosse un fiume o un mare, considerando che la costa opposta, si trovava a 90 km di distanza. Dunque, la Terra di Atlante era circondata a nord dal Mar Mediterraneo, a ovest dall’Oceano Atlantico, a sud dal mega fiume Tamanresett e, ad est, era quasi completamente circondata dallo stesso fiume, tranne per un pezzetto costituito dalla catena montuosa di Atlante.

Possiamo affermare che la Terra di Atlante fosse una quasi isola. Nulla di strano per i greci di quel periodo, se consideriamo che chiamarono una quasi isola, attaccata alla terraferma da un piccolo istmo, Peloponneso, termine che significa appunto “quasi isola”. Guardando dall’alto, le strutture concentriche scoperte dai satelliti nell’area dei monti Atlante, risultano avere proporzioni che corrispondono esattamente a quelle indicate da Platone. Seppur aveva ragione, rimane un’incongruenza nel racconto di Platone e cioè: quell’area non è mai affondata. E qui arriviamo al “qui pro quo”. Platone nel dialogo “Timeo” e parzialmente nel dialogo “Crizia” (rimasto incompiuto) racconta che alcuni misteriosi sacerdoti egizi, narrarono la storia di Atlantide al celebre statista ateniese Solone. Ma, sia Erodoto, sia Solone, che Platone, usarono i nomi Atlante e Atlantide, che sono termini greci. Come, allora, era conosciuta la Terra di Atlante dai misteriosi sacerdoti egizi? Gli antichi egizi, chiamavano la Terra di Atlante con il termine “Mashwesh”, che spesso abbreviavano semplicemente in “Ma”, dunque, Terra di Ma. I misteriosi sacerdoti egizi che raccontarono la storia a Solone e, successivamente, giunta a Platone, non si riferivano alla Terra di Ma o Terra di Atlante, ma ad un altro mito che riguarda il continente di Lemuria o Terra di Mu, affondato nell’oceano Pacifico proprio nel periodo indicato da Platone.

Come potevano essere a conoscenza di questo mito i misteriosi sacerdoti egizi? Il mito della Terra di Mu, era conosciuto presso le civiltà precolombiane. Si presume che queste fossero in contatto con gli antichi egizi e che avrebbero loro riportato il mito.

Ecco dove nasce l’equivoco. Proprio come Colombo chiamò indiani quei popoli che con l’India non avevano nulla a che fare, Platone confuse la Terra di Ma con la Terra di Mu, pensando magari ad un errore di pronuncia. Secondo tale teoria la Terra di Atlante o Atlantide, sarebbe una delle tante colonie della vera Atlantide situata nel Pacifico e affondata circa 11.000 anni fa. Grazie ancora ai satelliti e alle ultime ricerche, si è scoperto che l’Indonesia e l’Australia sono i resti di un antico continente sprofondato nel Pacifico, che i geologi hanno chiamato Sundaland. La scoperta di Nan Madol nel mezzo dello stesso, non fa altro che confermare l’esistenza di un’antica civiltà oggi conosciuta come Lemuria, madre spirituale di Atlantide.


Articolo a cura del socio ricercatore del CUFOM: Giuseppe Corcione

