3I/Atlas. Ha perso la coda ed ha corretto. la traiettoria. Gli scienziati affermano: “…è normale che accada”. Ma Loeb non è d’accordo. Aspettiamo una migliore visibilità e sapremo la verità. Video

Come mio solito, vi invito a leggere i miei precedenti articoli su 3I/ATLAS, che trovate cliccando: QUI
Il dibattito sull’origine dell’oggetto interstellare 3I/Atlas si è infiammato. Le recenti osservazioni, sintetizzate dal Professor Avi Loeb di Harvard, hanno sollevato interrogativi che vanno oltre la fisica convenzionale.

Dopo aver raggiunto il perielio, il punto più vicino al Sole, l’oggetto ha mostrato un comportamento estremamente anomalo: una marcata accelerazione non-gravitazionale. Ciò significa che una forza diversa dalla sola gravità sta spingendo questo corpo celeste attraverso il nostro sistema solare.


L’ipotesi iniziale era quella di una cometa, dove l’accelerazione sarebbe causata dall’evaporazione di gas e polveri, che agirebbe come un piccolo propulsore. Tuttavia, le immagini appena rilasciate dai telescopi hanno svelato un dettaglio sconcertante: la totale assenza di una coda. Le comete naturali, quando si avvicinano al Sole, riscaldandosi, sviluppano una massiva scia di gas e polveri. Nel caso di 3I/Atlas, i dati mostrano solo un “blob di luce” senza la tradizionale e ben visibile coda cometaria, come si nota, ad esempio, nella cometa Lemon, fotografata per confronto.

Questa contraddizione mette in crisi la spiegazione naturale. Per ottenere il livello di accelerazione misurato, Loeb ha calcolato che l’oggetto avrebbe dovuto perdere almeno un decimo, se non un quinto, della sua massa in vapore, il che avrebbe dovuto generare una coda enorme e inconfondibile. L’assenza di tale scia suggerisce con forza che l’accelerazione sia dovuta a un meccanismo differente. Questa nuova anomalia si aggiunge a una lista crescente di stranezze. 3I/Atlas ha mostrato una composizione chimica inconsueta e fuori da ogni previsione, rilasciando molto nichel ma poco ferro—una combinazione spesso riscontrabile nella produzione industriale di leghe metalliche. Inoltre, la sua traiettoria è stranamente allineata al piano orbitale dei pianeti e la direzione di provenienza coincide quasi perfettamente con quella dell’enigmatico “Segnale Wow!” del 1977.

Peril Professor Loeb, l’evidenza punta a una conclusione audace: 3I/Atlas potrebbe non essere una roccia, ma un pezzo di tecnologia avanzata. L’oggetto, già 50 volte più grande del razzo Starship, raggiungerà il suo punto più vicino alla Terra il 19 dicembre. In un contesto in cui nessun razzo terrestre attuale può raggiungerlo, la comunità scientifica è divisa tra il mistero cosmico e la potenziale, inattesa, visita tecnologica. La ricerca di dati definitivi, magari con i nuovi sensori del Progetto Galileo, è ora una corsa contro il tempo.
