
🚀“3I/ATLAS: eccovi la nuova immagine di Hubble della NASA. Avi Loeb, riuscirĂ a dimostrare che è un’astronave aliena?  Il mistero non è affatto chiuso”. Video.
Articolo a cura del dr. Angelo Carannante, Presidente e Fondatore del Centro Ufologico Mediterraneo, alias CUFOM.
Per tutti i precedenti articoli su 3I/Atlas, clicca QUI.
Quando il telescopio spaziale Hubble Space Telescope ha fotografato 3I/ATLAS il 30 novembre 2025, molti pensavano “ok, abbiamo la foto definitiva: vedremo se è una cometa o… altro”.
Invece quella immagine, per alcuni — e in particolare per Avi Loeb — è una tappa, non una conclusione.
🔍 Cosa ha detto Loeb nelle ultime ore
Nei suoi commenti recenti, Loeb ha sottolineato subito che le nuove immagini non portano “prove definitive” di una struttura tipo “astronave”. Ma — come ha scritto lui stesso — “non è il punto”.

Citando Sherlock Holmes: «There is nothing more deceptive than an obvious fact» — ovvero, “non c’è nulla di più ingannevole di un fatto che sembra ovvio”.
Secondo Loeb, la foto del 30 novembre — pur ad alta risoluzione — è soprattutto un’opportunità per studiare con rigore la cometa, non per “scovare un’astronave visibile”.
Le analisi che ora desidera intraprendere sono quantitative: non si tratta di guardare l’immagine a occhi nudo, ma di misurare, modellare, confrontare ogni dato con le previsioni dei modelli cometari conosciuti.

Cosa intende verificare — e perché con l’immagine del 30 novembre, Loeb punta a:
studiare la forma e la simmetria della chioma (coma) di 3I/ATLAS — se è simmetrica come atteso oppure presenta getti, anomalie, asimmetrie;
misurare la distribuzione della polvere e del gas: come si disperdono, in che direzione, a che velocità — parametri importanti per capire se il comportamento è coerente con una cometa “normale” o qualcosa di insolito;
analizzare la fotometria: la variazione di luminosità , la curva di luce, qualsiasi “pulsazione” o variazione improvvisa che non sia spiegabile con rotazione o fenomeni classici;
verificare anomalie dinamiche o accelÂerative — per esempio se l’oggetto devia leggermente dalla traiettoria prevista solo con la gravitĂ , oppure se “getti” di materiale spiegano la sua spinta.

In sostanza, Loeb non vuole “provare subito che 3I/ATLAS è un’astronave”, ma vuole capire se le sue proprietà e il suo comportamento coincidono con i modelli naturali, oppure se mostrano discrepanze sufficienti da meritare ulteriori indagini.
Perché l’immagine ad alta risoluzione è importante — anche se non mostra una nave
Molti si chiedono: «Ma se non si vede nulla di nitido, perché tanto clamore?» La risposta sta nei dati nascosti dietro l’immagine, che una versione ad alta risoluzione permette di estrarre.
Un telescopio potente come Hubble — anche a decine o centinaia di milioni di chilometri di distanza — consente di misurare con precisione:
la distribuzione del gas e della polvere nella coma e nella coda;
la densitĂ della chioma, la sua estensione, come cambia col tempo;
la direzione dei getti: verso il Sole, da lato, antisolare — e quindi capire se la dinamica è coerente con l’evaporazione delle “normali” comete;

la velocitĂ di espulsione di particelle, la massa persa, la quantitĂ di materiali volatil i (ghiaccio, COâ‚‚, polveri);
la posizione e il moto con grande accuratezza per studiare eventuali accelerazioni “anomale”, cioè non spiegate solo dalla gravità .
E soprattutto: escludere o confermare modelli. Se i dati osservati non rientrano in quelli previsti per comete conosciute, allora la domanda “naturale o artificiale?” resta aperta.
Quanto grande dovrebbe essere per essere visibile come “oggetto”?
Per dare un’idea numerica: a una distanza come quella al 30 novembre (decine di milioni/centinaia di milioni di km), per vedere una struttura definita (es. con bordi, forme riconoscibili), un oggetto dovrebbe essere molto, molto grande — molto più grande di una navicella spaziale concepibile.

Immagina: anche un corpo di qualche chilometro — se immerso nella chioma luminosa — apparirebbe semplicemente come un punto sfocato.
Per distinguere una forma nitida servirebbe probabilmente una sonda ravvicinata oppure un telescopio spaziale molto più potente e molto vicino all’oggetto.
Per questo Loeb ha sempre detto: non guardiamo nella direzione sbagliata. Non stiamo cercando un “forme” da immagine ottica, ma un insieme di evidenze complesse: dinamiche, chimica, fotometria, modelli fisici.
Cosa significa questo per la comunitĂ scientifica e per il pubblico
Significa che non è ancora il momento di escludere alcuna ipotesi — né quella completamente naturale né quella “strana”.
Significa che 3I/ATLAS resta un oggetto da seguire attentamente per mesi, con piĂą strumenti, piĂą osservazioni, piĂą analisi.

Significa che la scienza — come vorrebbe Loeb — deve restare aperta, curiosa, critica.
E per il pubblico: non aspettatevi “prove da film”: aspettate pazienza, dati, i prossimi risultati. Spesso la verità non è spettacolare, ma è più interessante.
Conclusione
Avi Loeb non ha affermato che l’immagine del 30 novembre 2025 dimostra che 3I/ATLAS è un’astronave.
Ma ha mostrato perché quell’immagine è importante, e cosa si può — e si deve — ancora investigare con rigore.
In un mondo dove spesso si cerca la scoperta sensazionale a tutti i costi, lui ricorda un principio fondamentale della scienza: “Non confondere la mancanza di evidenza con l’evidenza dell’assenza.”La “foto definitiva” non esiste… ma i dati che ne derivano potrebbero cambiare tutto.
